Nicola Calipari – L’eroe del SISMI che l’Italia non dimenticherà mai

Nicola Calipari non è stato solo un agente segreto, ma un uomo che ha incarnato al massimo il senso del dovere, l’amore per la vita altrui e la dedizione assoluta allo Stato. Nato a Reggio Calabria il 23 giugno 1953, fin da giovane dimostrò qualità umane fuori dal comune: capo scout, uomo di principi solidi, capace di unire rigore e umanità. Laureatosi in Giurisprudenza all’Università di Messina, entrò nella Polizia di Stato nel 1979 e iniziò una carriera brillante che lo portò a ricoprire incarichi sempre più importanti. Fu commissario a Genova, dirigente delle Volanti e della Squadra Mobile a Cosenza, poi missioni all’estero come in Australia per contrastare la ’ndrangheta. A Roma divenne vice dirigente della Squadra Mobile e Direttore del Centro Criminalpol, fino a guidare reparti strategici come la Polizia Stradale e l’Ufficio Stranieri della Questura.

Nel 2002 approdò al SISMI, il Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare, entrando nel cuore dell’intelligence italiana. Da capo della 2ª Divisione “Ricerca e Spionaggio all’Estero”, operò in scenari ad altissimo rischio, coordinando trattative e missioni di liberazione ostaggi in zone di guerra. Fu protagonista nella liberazione di Simona Pari e Simona Torretta, di tre operatori della sicurezza italiani — Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Fabrizio Quattrocchi (quest’ultimo purtroppo ucciso), e di altre missioni delicate in Iraq.

Ma il suo nome resterà per sempre legato alla missione più difficile e dolorosa: la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. Nel febbraio 2005, Sgrena fu rapita a Baghdad da un gruppo armato. Calipari si mise in moto con la determinazione di chi non accetta di lasciare indietro nessuno. Lavorò senza sosta per giorni, tra contatti segreti, negoziati delicatissimi e viaggi rischiosi, riuscendo infine a ottenere il rilascio. Era la notte del 4 marzo 2005 quando, insieme al collega Andrea Carpani, stava scortando la giornalista verso l’aeroporto percorrendo la Route Irish, arteria nota per essere una delle più pericolose del mondo. Quella sera, lungo la strada, era in corso un dispositivo di sicurezza legato al passaggio del convoglio dell’ambasciatore statunitense John Negroponte.

All’improvviso, nei pressi di un posto di blocco statunitense, per cause mai del tutto chiarite e tra versioni contrastanti, il veicolo venne investito da una raffica di mitra proveniente da una postazione americana. In quell’istante, senza esitazione, Calipari si gettò su Giuliana Sgrena, facendole da scudo con il proprio corpo. Un colpo lo raggiunse alla testa: morì sul colpo, salvando la vita alla persona che stava proteggendo.

La sua morte provocò dolore profondo in Italia e una crisi diplomatica con gli Stati Uniti. Le indagini e le polemiche si protrassero a lungo, ma una verità è rimasta incontestabile: Nicola Calipari morì da eroe, compiendo il gesto più alto che un uomo possa fare, dare la vita per un’altra. Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli conferì la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, riconoscendo ufficialmente il valore di un uomo che rappresenta il meglio del nostro Paese.

Il ricordo di Calipari vive nelle strade, nelle scuole e nei monumenti a lui intitolati, ma soprattutto nelle storie raccontate da chi lo ha conosciuto: un professionista instancabile, sempre pronto a prendersi responsabilità enormi senza cercare la ribalta, un uomo riservato, di poche parole, ma di azioni decisive.

Nel 2025, il film Il Nibbio di Alessandro Tonda, con Claudio Santamaria nei panni di Calipari, ha riportato alla memoria collettiva la sua figura. La pellicola racconta con rispetto e intensità i 28 giorni che precedettero la liberazione di Giuliana Sgrena, mescolando tensione da spy story e introspezione umana. Non è solo la cronaca di un’operazione, ma un ritratto intimo di un uomo che, pur operando nell’ombra, aveva una luce fortissima dentro di sé.

Nicola Calipari non è un nome relegato alle pagine di un manuale di storia: è un esempio, un simbolo, una lezione di vita. È la dimostrazione che il vero eroismo non ha bisogno di proclami o medaglie: basta un gesto, compiuto nel momento giusto, per entrare nella leggenda. E quel gesto, Calipari lo ha compiuto con la naturalezza di chi ha sempre messo il bene degli altri davanti al proprio.

  • Fonte Foto Nicola Calipari RaiNews
  • Fonte Foto Giuliana Sgrena Wikipedia
  • Fonte per articolo completo WEB

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