
Introduzione
Il 22 novembre 1963, a Dallas, il mondo assistette a uno degli eventi più traumatici del Novecento: l’assassinio del Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. Non fu solo l’uccisione di un capo di Stato giovane e carismatico. Fu l’inizio di una frattura profonda nella fiducia verso le istituzioni americane. Da quel giorno, ogni dettaglio è stato analizzato, contestato, reinterpretato. Ancora oggi, a oltre sessant’anni di distanza, il caso Kennedy resta uno dei più discussi, misteriosi e controversi della storia contemporanea.
John Fitzgerald Kennedy – L’uomo prima del mito
Ogni eroe, prima di diventare simbolo, è stato un uomo.
John Fitzgerald Kennedy nasce nel 1917 in una delle famiglie più potenti d’America. Cresce tra politica, ambizione e disciplina, ma anche con una salute fragile che lo accompagnerà per tutta la vita.
Kennedy non è solo un presidente: è un’idea di futuro.
Divenne il 35° Presidente degli Stati Uniti nel 1961. Era giovane, cattolico, colto, con un’immagine moderna e comunicativa che lo rese immediatamente popolare.


Il suo mandato fu segnato da eventi cruciali:
- la crisi dei missili di Cuba
- il confronto con l’Unione Sovietica in piena Guerra Fredda
- l’avvio del programma spaziale che porterà l’uomo sulla Luna
- le prime aperture sui diritti civili
Kennedy rappresentava una rottura con il passato: meno retorica, più visione. Proprio per questo, si attirò anche nemici potenti.


Il 22 novembre 1963: cosa accadde a Dallas
Kennedy si trovava a Dallas per una visita politica in vista delle elezioni. Viaggiava su una limousine scoperta insieme alla moglie Jacqueline.
Alle 12:30, mentre il corteo passava davanti al Texas School Book Depository, risuonarono degli spari.
In pochi secondi:
- Kennedy fu colpito mortalmente alla testa
- il governatore del Texas, John Connally, rimase ferito
- la limousine accelerò verso l’ospedale Parkland
Kennedy morì poco dopo. L’America rimase paralizzata.


Lee Harvey Oswald: il colpevole ufficiale
Poche ore dopo, la polizia arrestò Lee Harvey Oswald, ex marine, impiegato proprio nel deposito di libri.
Secondo la versione ufficiale:
- Oswald sparò tre colpi dal sesto piano
- agì da solo
- utilizzò un fucile Carcano calibro 6,5 mm
Due giorni dopo l’arresto, Oswald venne ucciso in diretta televisiva da Jack Ruby, proprietario di un night club.
Con la morte dell’unico sospettato, il caso diventò immediatamente più oscuro.

La Commissione Warren
Nel 1964, la Commissione Warren concluse che:
- Oswald agì da solo
- non esisteva alcun complotto
Questa versione, però, convinse solo una parte dell’opinione pubblica.
Negli anni successivi, emersero problemi evidenti:
- testimonianze ignorate
- ricostruzioni balistiche contestate
- incongruenze sui tempi di sparo
Il famoso concetto della “pallottola magica”, capace di colpire Kennedy e Connally con traiettorie improbabili, divenne simbolo dei dubbi sull’indagine.

I grandi misteri dell’assassinio
Qui la storia smette di essere cronaca e diventa enigma.
Da questo punto in poi, nulla è più certo.
Il numero degli spari
Molti testimoni parlarono di più di tre colpi. Alcuni dissero di aver udito spari provenire dal cosiddetto “grassy knoll”, una collinetta davanti al corteo.
La traiettoria dei colpi
Le ferite di Kennedy, soprattutto quella alla testa, sembravano indicare un colpo frontale, non solo posteriore.
L’autopsia
L’autopsia ufficiale fu condotta in un contesto fortemente controllato dai militari. Foto e referti risultarono incompleti o modificati secondo alcuni esperti.
I documenti segreti
Migliaia di documenti sull’assassinio sono rimasti classificati per decenni. Anche dopo le recenti declassificazioni, non tutto è stato reso pubblico.
I possibili mandanti: chi aveva interesse
Nel corso degli anni sono state avanzate numerose ipotesi:
- CIA: Kennedy avrebbe voluto ridimensionarne il potere dopo il fallimento della Baia dei Porci.
- FBI: rapporti tesi con J. Edgar Hoover.
- Mafia: Kennedy e suo fratello Robert avevano dichiarato guerra al crimine organizzato.
- Complesso militare-industriale: Kennedy voleva ridurre l’impegno militare in Vietnam.
- Unione Sovietica o Cuba: ipotesi mai dimostrate ma spesso evocate nel clima della Guerra Fredda.
Nessuna teoria è stata provata in modo definitivo. Ed è proprio questo il cuore del mistero.
Le armi dell’assassinio: tecnica, balistica e dubbi
Ogni mistero, prima o poi, passa dalle armi.
Secondo la versione ufficiale, Lee Harvey Oswald utilizzò un fucile Carcano Mod. 91/38 calibro 6,5×52 mm, un’arma a otturatore manuale di produzione italiana.
Il Carcano 91/38
- fucile militare bolt-action
- caricatore a pacchetto da 6 colpi
- arma robusta ma lenta nel riarmo
- ottica montata successivamente, di qualità mediocre



Il punto critico è questo: era realisticamente possibile sparare tre colpi precisi in pochi secondi colpendo bersagli in movimento?
Molti esperti balistici hanno sollevato dubbi su:
- tempi di riarmo
- precisione reale dell’arma
- qualità dell’ottica
- addestramento effettivo di Oswald
La balistica e la “pallottola magica”
La teoria ufficiale sostiene che un solo proiettile:
- colpì Kennedy
- uscì dal suo corpo
- colpì Connally più volte
- mantenne una deformazione minima
Per molti balistici, questa ricostruzione è fisicamente improbabile.
Le ferite, gli angoli e i tempi non tornano.
L’impatto sull’America e sul mondo
L’assassinio di Kennedy segnò la fine dell’innocenza americana.
Dopo il 1963:
- aumentò la sfiducia verso il governo
- si rafforzò la cultura del sospetto
- nacque una nuova era di giornalismo investigativo
Kennedy divenne un’icona: il presidente che prometteva un futuro migliore e che non ebbe il tempo di realizzarlo.
JFK di Oliver Stone: il cinema che riapre il caso
Nel 1991, il film JFK – Un caso ancora aperto, diretto da Oliver Stone e interpretato da Kevin Costner, riportò il caso Kennedy al centro del dibattito mondiale.
Il film:
- non racconta una verità definitiva
- smonta la versione ufficiale pezzo per pezzo
- mostra un sistema di potere pronto a mentire pur di proteggersi
Grazie a questo film:
- milioni di persone scoprirono le incongruenze del caso
- aumentò la pressione per la desecretazione dei documenti
- l’assassinio di Kennedy tornò a essere un tema politico, non solo storico
Il cinema fece ciò che le istituzioni non erano riuscite a fare: riaccendere le domande.


Conclusione – La verità che fa paura
Il caso Kennedy non è rimasto irrisolto per mancanza di tempo.
È rimasto irrisolto perché la verità completa avrebbe fatto troppo rumore.
Un presidente che voleva cambiare l’equilibrio del potere. Un sistema che non ammette deviazioni. Un uomo eliminato davanti al mondo.
Se Oswald fosse stato davvero solo, perché ucciderlo? Se la versione ufficiale fosse solida, perché secretare i documenti per decenni?
Il caso Kennedy non parla solo del passato. Parla di quanto il potere sia disposto a mentire per sopravvivere.
E finché ogni documento non sarà pubblico, ogni testimonianza chiarita e ogni dubbio affrontato, una cosa resterà certa:
John F. Kennedy non è stato solo assassinato. È stato sepolto sotto una verità incompleta.
John Fitzgerald Kennedy Memorial in Dallas

